PDF Stampa E-mail

L'editoria a pagamento non è illegale. Può essere, forse, giudicata immorale, ma noi non siamo qui a giudicare la moralità di chicchessia, né a menare il can per l'aia. E neppure a pettinare le bambole.
Però siamo qui a strillare che l'editoria a pagamento non è bene. L'editoria a pagamento fa male, fa male a tutti, ma prima di perderci in discorsi astratti e meno astratti sullo spazio occupato dai libri inutili, fermiamoci a riflettere.
Riflettiamo su quant'è giusto che l'operaio paghi l'azienda che gli dà il lavoro, che la paghi per svolgere quel lavoro.
Riflettiamo su quant'è normale che l'impiegato a fine mese paghi il suo datore di lavoro.
Riflettiamo su quant'è accettabile che l'agricoltore paghi il fruttivendolo perché esponga la sua merce.

Qualcuno, una volta, ha obiettato "ma è il fruttivendolo a scegliere cosa esporre nel suo negozio, non gli viene imposto dall'agricoltore!".
Quando mai è l'autore a imporre la pubblicazione all'editore? Chiariamo una cosa: l'editore, pubblicando, non fa un piacere allo scrittore. E' come un imprenditore che investe in azioni di borsa, anzi: l'editore è un imprenditore. E facendosi pagare dall'autore rinuncia a uno dei tratti caratteristici del suo mestiere: il rischio d'impresa.

Va da sé che l'editore che ha già assorbito parte - o tutti - i costi di stampa e di produzione ha scarso interesse e scarso stimolo a darsi da fare per promuovere il libro come si deve. Quindi è più facile imbattersi in gente disonesta - ma attenzione! Non stiamo dicendo che tutti gli editori a pagamento, o buona parte di essi, siano truffatori.
Un editore che non si fa pagare ha tutto l'interesse nel promuovere, assieme all'autore, l'opera pubblicata. Avrà decisamente più stimoli e motivazione per farli, perché altrimenti ci rimette totalmente. Che poi a un autore delle copie per sé servano è un altro paio di maniche: dev'essere una scelta dell'autore, non un'imposizione dell'editore. Perché pagare l'editore equivale esattamente a pagare il vostro datore di lavoro per permettervi di svolgere il vostro lavoro quotidiano. Lo fareste mai? Se domani il vostro capo viene da voi e vi dice "Ragazzo mio, da oggi per lavorare con me devi sborsare mille euro al mese; se il tuo lavoro dimostra di rendere più di questa cifra ti darò la differenza", accettereste o scoppiereste a ridere dandogli del pazzo?
Penso che il 99,9% delle persone opterebbe per la seconda scelta.

E' innegabile che di fronte alle lusinghe che molti editori a pagamento tessono agli scritti degli incauti esordienti ci si senta sciogliere come burro al sole. Ma è altrettanto innegabile che quel paragone con uno dei migliori autori della storia recente della letteratura è un tantino azzardato. Sostituite pure quel "paragone con uno dei migliori autori della storia recente della letteratura" con altri complimenti come "il suo è il miglior libro che abbiamo mai letto/la miglior storia di sempre/un talento insuperabile" ecc.
Ci sono editori che mandano persino le stesse identiche lettere con gli stessi identici complimenti e le stesse identiche parole ad autori diversi che hanno scritto generi differenti. Ci sono editori che propongono all'autore l'acquisto di un certo numero di copie di un libro non suo (ma edito dallo stessa casa editrice, naturalmente).

E torniamo alla questione astratta/non astratta a cui s'era accennato all'inizio dell'articolo: lo spazio occupato dai brutti libri. In Italia, ci viene detto e ridetto e straripetuto, vengono pubblicati annualmente una cosa come sessantamila nuovi titoli. Non sono conteggiate le ristampe, i bestsellers, i libri che sono in libreria da anni e per anni ci rimarranno. Di questi sessantamila, quelli che riescono a vendere un discreto numero di copie sono pochi, pochissimi. E buona parte di questi ultimi sono titoli editi da grandi nomi, che pubblicano (quasi) solo grandi nomi.
Un terzo (o più?) di quei sessantamila sono prodotti dell'editoria a pagamento e del print on demand. I librai accettano solo nomi grandi, in libreria, i distributori privilegiano i grandi nomi, i piccoli e medi editori viaggiano per conti vendita, presentazioni e vendite online.
Più libri ci sono più è impossibile emergere. Più libri ci sono più è impossibile arrivare in libreria. E' quasi del tutto impossibile essere presenti fisicamente in libreria, avere la possibilità di ordinarlo - e fate una prova, molto ma molto spesso il libraio o finge di non conoscere (o non conosce proprio) la casa editrice o non si muove per un ordine di uno o due libri - non vale una cicca o poco più: se il lettore non sa dell'esistenza del libro come diamine fa a ordinarlo?

Questi sono alcuni elementi di base, alcuni spunti di riflessione sull'editoria a pagamento. Pensate, riflettete non una ma cento volte prima di firmare un contratto con qualcuno che vi chiede soldi.
Poi fate quello che volete: i soldi sono vostri. Ma non dite che non vi abbiamo avvisato.

Vuoi dire la tua? Vai su http://writersdream.org/forum

Commenti
Cerca RSS
Marco Segnini (Registered) 2010-01-31 13:48:41

Salve a tutti!
Come sempre bisogna distinguere.
Un editore che pubblica un libro a pagamento ci mette comunque la sua faccia. Il suo marchio va in giro su quel titolo.
Quindi se non lo corregge, se non lo migliora, se non lo promuove, se lavora male, se non lo presenta, se non lo mette in qualche libreria, se non lo porta almeno a una Fiera etc etc etc non farà altro che farsi cattiva nomea, no?
Partiamo dal presupposto che un editore è come qualsiasi altro imprenditore. Dentista, panettiere, restauratore.
Quindi non ci trovo nulla di male se chiede soldi a uno che deve ancora dimostrare di valere qualcosa.
Facendo ragionamenti come i vostri in pratica dite che non tutti hanno diritto di pubblicare. E chi l'ha detto? In base a quali criteri?
Il mercato editoriale ha perso di “valore” anni e anni fa.
Non ci raccontiamo che deve essere l’editore a fare la scrematura.
E’ il pubblico che la fa.
E’ il pressuposto che è fallace: l’editore raccoglie una richiesta. Il bisogno che qualcuno ha di comunicare. Che male fa se gli realizza 100/ 200/ 300 copie con tutti i servizi editoriali che servono e poi con l’autore (che dovrà seguire ovvio…) sta a vedere quel che accade? Se il passaparola scatta?
I due sistemi, EAP e ENAP, non sono in concorrenza. E quindi non vedo che bisogno ci sia ogni volta di fare le campagne mediatiche contro gli EAP.
Costantino, se fosse come dici tu, ci sarebbero molti piccoli EAP ricchi. E non è così.
E' triste non distinzione, mettere tutti nel calderone, senza badare al fatto che alcuni EAP abbiano fatto molte buone cose dando la possibilità agli autori di fare un percorso. Ci sono libri pubblicati dagli EAP che poi sono finiti dai grandi editori, ripubblicati. Il libro è ambito culturale sì ma è pur sempre un prodotto. Se è ben spinto vende sennò no. La gente nemmeno se ne accorge.
Sono straconvinto che la casalinga di Voghera o l’ingegnere di Milano di turno abbiano lo stesso diritto degli autori Mondadori o dei piccoli ENAP di provarci…
Ci sono testi in apparenza banali per l’editore che però al pubblico piacciono.
Perché obbligarne gli autori ad andare in tipografia?
O rinunciare?
Rizzoli, Mondadori etc hanno da tempo ampiamente diversificato introiti e investimenti e non campano certo di vendita di libri. Quando fanno pubblicità a un titolo non spendono nulla perché usano canali mediatici che spesso sono di loro proprietà. Alcuni “piccoli” editori che millantano di essere indipendenti fanno parte proprio di quei gruppi e quindi hanno le spalle coperte (non certo dalla vendita dei libri che fanno).
Conosco personalmente molti piccoli editori che pubblicano dieci titoli l’anno senza chiedere contributi e che nella vita hanno un altro lavoro. Stimo solo quelli. Non chi si mette a fare dalla mattina alla sera campagne web contro gli EAP. Perché invece di perdere tempo in queste performances non si preoccupano semplicemente di fare i propri (e uso il plurale non a caso!) mestieri? Da quando in qua sparare a zero su chi lavora diversamente dagli altri (ma legittimamente, non violando leggi) è indice di serietà?
Nessun editore vive esclusivamente dalla pubblicazione e vendita di libri.
Dov'è il problema se autori ignorati dalla grande e media editoria puritana che non chiede mai contributi, offrono i loro lavori con poco mercato agli EAP?
Che sono spesso molto professionali?
Qualche problema?
Qualche legge violata?
Qualche prurito intellettuale da soddisfare?
Dietro la falsa bandiera del “Noi salveremo l’editoria!” si sta facendo solo che pubblicità gratuita.
Bello illudere la gente e dire “Oh se credono in voi non vi chiederanno soldi” come se l’editoria di oggi funzionasse ancora come quella di un tempo, dove c’erano i mecenati scopritori di talenti.
Bello porsi sul piedistallo della censura (perché questo fate con le vostre presunte “selezioni” di qualità) impedendo a chi lo desidera di veder pubblicato un proprio lavoro.
E che anche se ogni anno uscissero (legittimamente) 100,000 titoli di cui 80,000 a pagamento questo non viola nessuna legge o principio etico?
Ah, prima che qualcuno si metta a sparare invettive varie, concludo dicendo che non sono un editore a pagamento ma un lettore che ha amici che hanno pubblicato a pagamento, molto meno autoreferenziali, presuntuosi e di nicchia di quelli che si sentono indignati e offesi dagli EAP.

Forse è meglio se vi occupate di quello che davvero dovrebbe indignarvi in Italia.
Di ciò che è davvero immorale.
I veri ladri.
I veri disonesti.

Buon lavoro a tutti!
admin (SAdministrator) 2010-01-31 14:12:53

Caro Marco, ti dico solo: segui questo sito e presto avrai le prove che gli editori a pagamento, nonostante ci mettano il nome e presenzino alle fiere NON facciano alcun tipo di selezione né scrematura :)
Marco Segnini (Registered) 2010-02-01 09:51:37

Ciao!
In realtà io parto da un altro presupposto...
Che il EAP e ENAP non siano in concorrenza ma complementari.
Suggerimento.
Dato che gli EAP ricevono e pubblicano comunque tanti lavori, facendo un grosso lavoro di lettura e comunque selezione, perché gli ENAP non stringono con loro accordi di segnalazione (pratica tipica nel commercio) in modo che mandino agli ENAP i testi migliori che poi loro ripubblicheranno a loro spese, dando a questi autori una chance diversa? In questo modo anche quello che di buono fosse sfuggito agli ENAP perché momentaneamente pubblicato da un EAP potrebbe entrar a far parte del loro catalogo, no?
E allo stesso tempo gli ENAP non avrebbero costretto tanti autori a non poter pubblicare, dato che un EAP ha dato loro comunque una possibilità di visibilità seppur minima, no?
Conosco un paio di EAP che lo fanno. Inviano per conto dell'autore i titoli migliori a editori più grandi e non a pagamento.
Mi sembra un bel servizio no?
E conosco comunque alcuno EAP che i servizi li fanno davvero e hanno autori che pubblicano ben più di un libro con loro...
a.partigiani (Editor) 2010-02-24 06:09:41

Ciao a tutti!
Sarò molto breve, perchè non voglio ripetere cose che magari sono già state dette da qualche altro utente.
Sul discorso dell'EAP, onestamente non mi sento di criticare o giudicare male chi pubblica con queste case editrici. Perchè bene o male, queste case editrici provano con tutte le loro forze a stampare e distribuire il libro. Magari non alla pari di Mondadori e co., ma qualche copia in libreria magari arriva anche. Che poi la libreria di turno non ordina almeno qualche copia del libro da tenere in negozio, o da esporre in vetrina, e tutto un'altro paio di maniche. Ipotesi: se io ho una libreria, e qualcuno mi proponesse, chessò, il libro di Caio "L'estate al mare", sapendo che i miei clienti abituali leggono solo Saviano o altri grandi autori, giustamente posso anche scegliere di non ordinarlo. Ma veniamo al punto: perchè secondo voi esistono gli editori a pagamento? Perchè anzichè dare la colpa a questi editori, che per lo meno provano a dare una possibilità a qualcuno (seppur magari immoralmente), non diamo la colpa a grandi editori come Mondadori e altri, i quali da anni mangiano a sbaffo grazie alle raccomandazioni speciali, e scartano a priori gli "invisibili" esordienti? Sapevate ad esempio che la Mondadori strizza l'occhiolino a chi scrive roba contro Berlusconi, nonostante il suo presidente è Berlusconi? Non vi sembra un pò il ragionamento del gatto che si morde la coda?
Io non voglio difendere nessuno o fare preferenze, per carità. Però non ditemi che la colpa non è un pò tanto anche del ns. sistema "Italia". Perchè buona parte dei danni, sia che siano editoriali o di altre categorie, dipendono tutti dal modo con cui certi Italiani ragionano. Se una percentuale di Italiani pensano solo di arricchirsi facilmente e subito, pubblicando il primo libro "scandalo", che problema ha l'editore a pagamento che magari non ha abbastanza soldi da spendere per rischiare su uno sconosciuto?
Comunque, sono stato in America e ho notato la differenza. Là chiunque è disposto a rischiare pur di lanciare un personaggio, uno scrittore o qualsiasi altro talento. Il punto però, è che gli Americani non hanno uno stato corrotto come il nostro. Anzi, grazie a certi personaggi, il nostro paese è diventato ormai come un buco nell'ozono per gli altri stati. Con questo ho detto tutto!
mackey (Editor) 2010-03-16 01:08:21

è un peccato scoprire ch c'è tanta gente disposta a giustificare l'EAP. passatemi un paragone sono le stesse persone che acconsentono di lavorare in stage. senza di loro, non ci sarebbero datori che propongono gli stage, ci sarebbe più lavoro e nessuno rimarrebbe a mani vuote. qui è lo stesso, finchè ci sono persone che accettano di pagare per farsi pubblicare, gli EAP esisteranno sempre.
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
 

Agenzia Letteraria

Spot