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Sole Vinto

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Per ogni testo postato un altro ne va commentato! Segui lo schema predefinito e ricorda che se il testo supera le quattro pagine Word dovrai suddividerlo in più capitoli. Non usare titoli generici come "Prologo" o "Il mio racconto".

Quando commenti, cerca di analizzare i seguenti punti: trama, contenuti, grammatica, personaggi, stile e aggiungi un commento finale. Non essere stringato nei tuoi commenti, ma approfondiscili il più possibile.

Sole Vinto

Messaggioda Avversario » 08/02/2010, 1:10

Gentili voi, mi onoro di condividere con le vostre persone un racconto che scrissi diversi anni fa (uh, saranno forse cinque ormai). Trattasi di un drama, ovvero una robaccia neorealista, roba da immediato dopoguerra et conseguenze, ben lungi dal noir/thriller col quale mi diletto quando scrivo romanzi. Colgo l'occasione per invitare tutti, nelle premesse dei loro racconti, ad indicare, quando possibile, il genere di appartenenza, se ce n'è uno ovviamente. Mi piacerebbe leggere qualche bella storia vostra horror thriller o simili :P


La piazza del paese, da bambino, mi sembrava enorme, smisurata; cento passi dal negozietto del rigattiere fino alla fontana, nel mezzo –una fontanella piccola, decorosa nel suo stile antico-, cento passi dalla fontana alla parte opposta, dove si accampava don Vito tutti i giorni col suo carretto dei dolci. Nelle domeniche primaverili ed estive, incendiate dal sole, si correva bambini per la piazza subito dopo la messa, sollevando al nostro passaggio polvere e rondini appollaiate sull'acciottolato, mentre i grandi discutevano animatamente all'aperto, sulle seggiole piazzate sull'uscio del bar di Nannu 'Ntoni.
Ed era una corsa perdifiato la nostra, eppure ci voleva del tempo a percorrere quell’immensità inondata di luce, e poi tornare indietro, sempre gridando – i bambini gridano e ridono, quando corrono. Me ne ricordavo quasi come si ricordano i sogni. Anche i colori erano esagerati; il celeste del cielo, il rosso vivo della maglia di qualche compagno di giochi, persino il grigio scuro dell’acciottolato su cui volavamo come una tempesta gioiosa, risaltavano nella mente con la forza del nostalgico rimpianto.
Adesso quell'enorme piazza si era rimpicciolita. Restavo a guardarla da una delle estremità, come se volessi fermare il tempo lì, per sempre, senza avere nemmeno il coraggio di chiedere al cielo di ritornare indietro, di ritornare agli anni bambini in cui ci volevano cento passi per correre a dissetarsi alla fontanella nelle domeniche di troppo sole.
No, proprio non ce la facevo ad attraversarla. Mi tremavano le gambe, quelle gambe di ventuno anni che ormai mi pesavano come se ne avessi cento, quelle gambe percorse da due cicatrici, e il cuore che avrebbe dovuto dar loro la forza era straziato dalla cicatrice più grande, insanabile.
Non ce la facevo. Restavo lì fermo a guardarla, la piazza.
Ero tornato a casa, a San Mariano, in Sicilia. Mancavo da anni, da quando ragazzo me ne andai, ed era stata una mia scelta, me ne andai con un fucile in mano ed il fuoco nel cuore. Ed ora, al mio ritorno, quella piazza che ricordavo immensa era poco più di un cortile, ai miei occhi privati della gioia e dell'ingenuità di un tempo; eppure era giocoforza certamente più larga ora di quando ero partito, adesso che la guerra aveva buttato giù la caserma dei pompieri e al suo posto c'era solo un cratere.
Non so come riuscii a riscuotermi, d’un tratto. So solo che le gambe, lentamente, ritrovarono solida consistenza, quando fino ad un attimo prima me le sentivo quasi insostanziali. Certo il sangue non aveva ripreso a scorrere nelle vene con la consueta fluidità, certo camminare non era così semplice come lo era stato fino a qualche minuto prima di arrivare alla piazza, e sicuramente il nodo alla gola non si era sciolto, ma in ogni caso trovai la forza almeno di avanzare, un palpito alla volta.
Cominciai con passi pesantissimi ad attraversare quel luogo della mia infanzia che sentivo nella mia memoria vivo fino a piangerne. Girato l'angolo avrei percorso il vialetto che portava a casa mia, senza sapere cosa vi avrei trovato; da tempo ormai non sapevo più nulla di mia madre e di mia sorella, mentre di mio padre già avevo scoperto, attraverso un regio dispaccio giuntomi al fronte, che era morto da due anni. Un passo, un altro passo, e dopo un altro ancora, e ad ognuno di essi temevo che le gambe avrebbero definitivamente ceduto, che tutto il mio spirito sarebbe stato sopraffatto da un’emozione che sembrava strangolarmi.
Giunto all'altezza della fontana, intravidi una figura venire nella mia direzione, dalla parte opposta della piazza, lì dove ricordavo esserci il bar di Nannu 'Ntoni, mentre alle mie spalle ancora sorgeva la chiesa, miracolosamente scampata ai bombardamenti. Era una donna, sofferente per la calura estiva, che avanzava a passi nervosi, i capelli neri arruffati ed un'espressione spenta. Un leggero abito nero, forse addirittura scandalosamente corto per l’epoca, la avvolgeva in maniera conturbante.
Avrei potuto morirne, al solo vederla d’improvviso. Ma la riconobbi solo quando ci incrociammo.
-Rosina...- sussurrai per lo stupore.
Lei alzò lo sguardo, e d'un lampo mi riconobbe.
Ero andato via anche da lei, dall'unico amore possibile. Ci saremmo sposati se fossi rimasto, se non ci fosse stata la guerra, se il mondo avesse preso un'altra strada o se l'avessimo presa noi. Ci saremmo sposati se al lancio di dadi di uno dei tanti bivi dell’esistenza fosse uscito il sette o l’undici, come nei giochi che tanto divertono i signori della buona società nei loro salotti – ed hanno continuato a divertirli anche mentre noialtri si crepava al fronte. Ci saremmo sposati se la vita che avevo imboccato –in parte per destino, in parte per scelta- avesse previsto l’amore, fra tutti i vari accidenti possibili.
Ci saremmo sposati, o almeno mi piacque pensarlo in quel momento, a coltivare la consolazione che solo il fato mi avesse negato l’amore, piuttosto che pensare che l’amore stesso mi si fosse negato, allora e per sempre.
-Rosina…- in un solo bisbiglio, fu l’unico suono che intercorse fra noi.
Il suo nome.
Per un attimo mi sembrò di recuperare, davanti a lei, la forza e la freschezza dei ventun’anni che avevo, e forse lei sperò di ritrovare, via dalla guerra ormai finita, la bellezza dei suoi diciannove, umiliati ora da dolori troppo sordi.
Fu un attimo soltanto.
L'ultima cosa che ricordo di lei, quando mi diede la schiena, sdegnata, per lasciare in un angolo del passato da dimenticare in fretta me e quello che potevamo essere e non saremmo mai stati, è il suo sguardo, che in un lampo si era fatto inorridito e feroce, dopo essersi posato sulla mia divisa della Repubblica Sociale, sul gladio, sullo stemma che avevo cucito sul petto, la camicia nera e lo sguardo scontroso e spaventato di chi ha perso.
La vidi allontanarsi a passi affrettati, lontano dal destino dei vinti e incontro a chissà quale futuro. Forse avrebbe trovato qualche ricco barone latifondista o qualche capo mafioso disposto a sposarla, a restituirle la bellezza di un tempo a cui ancora aveva diritto, avrebbe trovato un esponente della genìa dei vincitori di una guerra che li aveva visti nascosti, imboscati da qualche parte.
Ripresi il cammino verso il vialetto che mi avrebbe ricondotto a quello che restava di casa mia, dopo la guerra. Era l'agosto del 1945.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Bradipo » 08/02/2010, 10:30

Complimenti: sai scrivere e raccontare una storia in buon italiano.
Debbo però porti una domanda: sei interessato a conoscere le incongruenze del racconto?
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Conte Bezuchov » 08/02/2010, 11:30

Questo racconto mi ha incantato, e il commento standard sarebbe davvero troppo banale per descrivere quale flusso di sensazioni mi ha attraversato durante la lettura.
E' proprio vero che essere originali non significa dire cose nuove. Se avessi letto un sunto della trama, non so fino a che punto l'avrei giudicata interessante. Ma la spiccata sensibilità che mostri nei confronti dei tuoi personaggi e la grande potenza evocativa delle tue parole mi hanno stregato. Adotti uno stile fluido - come si conviene a uno scrittore dei giorni nostri - che allo stesso tempo conserva un sapore genuino e antico. La visione della piazza e dei bambini, che elettrizza il protagonista in una sorta di déjà vu, mi ha ricordato alcune poesie che mi sono care. Devo ammettere che è anche l'affetto per l'ambiente che descrivi nella prima parte a legarmi intimamente al tuo racconto.
C'è tutto il fascino triste dei ricordi, il dolore lancinante per le perdite e la spaventosa rassegnazione a un'entità che guida le sorti degli uomini. Insomma, tutto il necessario per rendere un racconto universale e suggestivo. E' di certo uno dei migliori che abbia letto sul forum.

PS: ci sono tante altre sensazioni che non sono ancora capace di descrivere.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Avversario » 08/02/2010, 14:28

Bradipo ha scritto:Complimenti: sai scrivere e raccontare una storia in buon italiano.
Debbo però porti una domanda: sei interessato a conoscere le incongruenze del racconto?


sì, certamente, o lento marsupiale.
Immagino certamente che vi siano incongruenze: l'ho scritto di getto diversi anni fa, e fra l'altro è una specie di racconto "su commissione", nel senso che una ragazza che conoscevo aveva un fotoblog in cui postava le sue foto e poi invitava gli amici a scrivere dei racconti ad esse ispirati.
Mi aveva pregato di partecipare, la volta in cui occorreva tirar fuori un racconto da una foto di una fontana... questo è quello che ne ho tirato fuori. L'ho scritto abbastanza di getto a suo tempo, senza riguardarlo. Quando l'ispirazione è "tutta mia" mi vengono cose migliori, fermo restando che preferisco esprimermi più nella forma del romanzo che in quella del racconto :)

(una incongruenza seppure forse lieve, di tipo cronologico, l'ho appena rilevata anche io)
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Bradipo » 08/02/2010, 21:07

dopo essersi posato sulla mia divisa della Repubblica Sociale, sul gladio, sullo stemma che avevo cucito sul petto, la camicia nera e lo sguardo scontroso e spaventato di chi ha perso.

A mio giudizio assolutamente poco probabile che abbia potuto attraversare tutta l’Italia indossando la divisa della RSI, senza essere aggredito né fermato dalle truppe di invasione. Ti invito a vedere il film “il Federale” (http://www.youtube.com/watch?v=OSo75QXniOs ). La prima cosa che qualunque reduce avrebbe fatto è indossare abiti civili.

è il suo sguardo, che in un lampo si era fatto inorridito e feroce, dopo essersi posato sulla mia divisa

Tenderei ad escludere che qualunque siciliano fosse in grado di identificare la divisa della RSI, sempre che conoscesse l’esistenza della stessa.
In realtà il protagonista sarebbe stato accusato di un altro e ben più grave, agli occhi degli indigeni, crimine: avere seguito una passione politica disinteressandosi del benessere della famiglia: sa che il padre è morto, madre e sorella sono sole ed abbandonate e lui fa il puddicinella (pulcinella)? Con il padre vivo poteva fare l'eroe, ma ora l suo dovere è verso la famiglia.

Queste due sono le maggiori incongruenze, tra le minori:
don Vito tutti i giorni col suo carretto dei dolci.

Metterei carretto dei gelati, che mi sembra molto più frequente. I dolci siciliani sono pieni di crema di ricotta, che mal sopporta il caldo.

rondini appollaiate sull'acciottolato

Mai vista una rondine sull’acciottolato, sempre sugli alberi o sui fili elettrici.

sull'uscio del bar

Se con tavolini direi “caffè”.

qualche ricco barone latifondista o qualche capo mafioso

Direi qualche “don”, mafia era una parola che non si usava.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Avversario » 08/02/2010, 22:01

tutti appunti congrui, a dire il vero non mi ci ero soffermato sul fatto che fosse difficile fare anche dieci metri con quella divisa addosso, nell'agosto del 1945 - "il Federale" con Tognazzi l'ho visto, ovviamente, meraviglioso film e meravigliosa interpretazione. Scena preferita quella in cui il nostro arriva a Roma e realizza che è tutto perduto, guerra compresa, quando si trova davanti a truppe americane sbracatissime e spadroneggianti. Quelli lo vedono a loro volta, gli fanno:"fascista?", e lui, in un ultimo sussulto di fierezza, assume una posa da guerriero / martire e pronuncia un "sì" a cui manca appena un'ottava per suonare stentoreo, preparandosi a qualunque martirio. Gli americani, assai lungi dal giustiziarlo sul posto, si fanno una risata, e poi si mettono in fila per farsi una foto con lui.
A dirla tutta, e nonostante origini da una fotografia altrui e da una rischiesta quasi "su commissione", uti sopra riportato, c'è un po' di autobiografia in questo racconto. Il sottoscritto, ovviamente, classe 1975, s'è perso di trenta anni buoni la celebre seconda guerra (peccato! Mi si dice sia stata mondiale!), non così il di lui (di me) nonno, prigioniero sui Balcani e poi evaso ed arruolato a Salò.
Infine, ritornato nella natìa Calabria, proprio come il protagonista del mio racconto, quando ormai era peraltro dato per morto, con mia nonna che quasi sveniva per la sorpresa e il figlio (il fratello maggiore di mio padre) che non lo (ri)conosceva nemmeno.
Il carretto di gelati mi pareva un po' stereotipato.
In effetti altamente improbabile, per non dire impossibile, che una ragazza siciliana di un paesino del 1945 potesse conoscere e riconoscere una divisa della RSI, e ricondurla storicamente e politicamente nel suo alveo preciso; in questo caso, del resto, il neorealismo va a farsi benedire, e qui ho voluto tratteggiare l'ostracismo che colpirà i reduci "della parte sbagliata" di quella guerra civile italiana che si inserì nella seconda guerra mondiale (ostracismo che negli anni successivi il mio stesso nonno conobbe, pur senza conseguenze gravi), collocandolo quasi atemporalmente nella mia storia.
Le rondini sull'acciottolato invece si ci piazzano eccome, magari a mangiare mollichelle di pane o a raccontarsi i fatti loro... e quando passi di corsa, se ne volano via in un gran stormire di ali.
Giuste le correzioni del caffé al posto del bar e del don al posto del capo mafioso.
La lieve incongruità di cui, rileggendo, mi sono auto-accusato io, è in riferimento al fatto che un milite della RSI al fronte difficilmente avrebbe potuto essere notiziato della morte del padre, due anni prima dei fatti narrati (e quindi nel 1943) da un "regio dispaccio"; a meno che, però, questa morte non sia avvenuta qualche mese prima dell'otto settembre, quando il nostro milite faceva parte di quello che era ancora l'unico esercito italiano ed il Re regnava regolarmente dall'Alpi a Sicilia.
Saluti & ringraziamenti, o marsupiale.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Avversario » 08/02/2010, 22:02

PS manco a farlo apposta, clicco sul collegamento youtube che hai postato tu, o bradipo, e vedo per l'appunto proprio la bellissima scena che avevo citato di quel film...!
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Bradipo » 08/02/2010, 23:36

Sono un maldentato, non un marsupiale!

Per terra ho sempre visto piccioni e talvolta passerotti, mai rondini, le rondini sono insetttivore e non magiano molliche, vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Hirundo_rustica da notare che se le rondini volano basse è in arrivo cattivo tempo.
Temo che la biologia non rientri tra i tuoi interessi.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Avversario » 08/02/2010, 23:57

devo averle confuse in effetti con gli odiosissimi colombi. a pensarci bene, le rondini sono quelle con la coda "a coda di rondine". Erano colombi dunque. Chissà perché m'è venuto rondini! E tu, sei proprio certo di non avere un marsupio nemmeno piccolo piccolo? :shock:
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Re: Sole Vinto

Messaggioda NayaN » 09/02/2010, 9:59

[OT]
Avversario ha scritto:E tu, sei proprio certo di non avere un marsupio nemmeno piccolo piccolo? :shock:


:lol: :lol: :lol: [/fine OT]
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Conte Bezuchov » 09/02/2010, 10:03

Avversario ha scritto:devo averle confuse in effetti con gli odiosissimi colombi. a pensarci bene, le rondini sono quelle con la coda "a coda di rondine". Erano colombi dunque. Chissà perché m'è venuto rondini! :shock:


Strano che non me ne fossi accorto. Certamente si tratta di piccioni. In Sicilia, specialmente nelle piazze e nelle stazioni, se ne vedono tanti, e mangiano molliche.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda haze » 11/02/2010, 18:04

le rondini da terra non sanno più ripartire, e camminano ad ali aperte somigliando a assurdi boomerang neri.
quoto in toto il bradipesco utentente sprovvisto di marsupio.

il racconto mi è piaciuto. ma il finale fa troppo il verso a Panza secondo me.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Unius » 11/02/2010, 21:45

Come ti ha fatto giustamente notare Bradipo, con la divisa della RSI sarebbe stato impossibile attraversare l'Italia del sud e arrivare in Sicilia. Sarebbe stato diverso ambientarlo al nord.
Alcune incongruenze ti sono già state fatte notare, ma a parte questo a me è piaciuto, è una storia molto delicata, la storia di un ragazzo in quei tempi difficili e furono difficili e crudeli per tutti, indipendentemente da quale parte militassero. Le descrizioni della piazza con i ricordi d'infanzia sono molto reali, quasi delle foto in bianco e nero, d'epoca, molto vivide.
Anche il fatto di ritrovare la piazza rimpicciolita, è tipico quando si ritorna da grandi nei luoghi dell'infanzia e trovare tutto più piccolo, più struggente. Il fatto che il protagonista non riesca ad attraversarla, che si senta impedito nelle gambe, mi ha commosso, sono sincero, non m'importa se qualcuno riderà di questa mia osservazione.
Ho provato anchio, troppe volte, sensazioni del genere nella mia vita, sono mancato anni da casa e al rientro avevo come timore a farmi vedere o era la mia paura di trovare tutto cambiato.
Anche mio padre mi raccontava di aver provato sensazioni così, al rientro dalla guerra. Sensazioni di reduci.
Oggi sono pochi a curarsene.
Il fatto che tu abbia avuto piacere e voglia di descrivere queste sensazioni e questi episodi appartenenti ormai a un'altra epoca, denotano un atteggiamento attento a certi aspetti dell'animo umano, che meritano un plauso.
Il finale però non mi è piaciuto. A parte che quella ragazza non poteva conoscere quella divisa, al limite i simboli del fascio, comunque, le donne rovinarono il cammino di molti uomini, allora come oggi, distogliendoli da quello che avevano in mente di fare veramente, ricattandoli psicologicamente in maniera fin troppo facile per poter resistere.
Vabbè, mia opinione personale, opinabile, spero di non scatenare un putiferio, come mi succede ultimamente.
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Avversario » 11/02/2010, 22:09

haze ha scritto:le rondini da terra non sanno più ripartire, e camminano ad ali aperte somigliando a assurdi boomerang neri.
quoto in toto il bradipesco utentente sprovvisto di marsupio.

il racconto mi è piaciuto. ma il finale fa troppo il verso a Panza secondo me.


non ne sono sicurissimo, ma mi pare che al tempo della sua prima stesura (come detto, di diversi anni fa) non era ancora epoca da Sangue dei Vinti, credo che i bestsellers di Pansa siano successivi di un annetto
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Re: Sole Vinto

Messaggioda Avversario » 11/02/2010, 22:15

Unius ha scritto:Come ti ha fatto giustamente notare Bradipo, con la divisa della RSI sarebbe stato impossibile attraversare l'Italia del sud e arrivare in Sicilia. Sarebbe stato diverso ambientarlo al nord.
Alcune incongruenze ti sono già state fatte notare, ma a parte questo a me è piaciuto, è una storia molto delicata, la storia di un ragazzo in quei tempi difficili e furono difficili e crudeli per tutti, indipendentemente da quale parte militassero. Le descrizioni della piazza con i ricordi d'infanzia sono molto reali, quasi delle foto in bianco e nero, d'epoca, molto vivide.
Anche il fatto di ritrovare la piazza rimpicciolita, è tipico quando si ritorna da grandi nei luoghi dell'infanzia e trovare tutto più piccolo, più struggente. Il fatto che il protagonista non riesca ad attraversarla, che si senta impedito nelle gambe, mi ha commosso, sono sincero, non m'importa se qualcuno riderà di questa mia osservazione.
Ho provato anchio, troppe volte, sensazioni del genere nella mia vita, sono mancato anni da casa e al rientro avevo come timore a farmi vedere o era la mia paura di trovare tutto cambiato.
Anche mio padre mi raccontava di aver provato sensazioni così, al rientro dalla guerra. Sensazioni di reduci.
Oggi sono pochi a curarsene.
Il fatto che tu abbia avuto piacere e voglia di descrivere queste sensazioni e questi episodi appartenenti ormai a un'altra epoca, denotano un atteggiamento attento a certi aspetti dell'animo umano, che meritano un plauso.
Il finale però non mi è piaciuto. A parte che quella ragazza non poteva conoscere quella divisa, al limite i simboli del fascio, comunque, le donne rovinarono il cammino di molti uomini, allora come oggi, distogliendoli da quello che avevano in mente di fare veramente, ricattandoli psicologicamente in maniera fin troppo facile per poter resistere.
Vabbè, mia opinione personale, opinabile, spero di non scatenare un putiferio, come mi succede ultimamente.


in effetti, quando ho scritto il racconto, ispirato "su commissione" da quella foto di una fontana (a proposito di donne che costringono a fare cose :D ), ho pensato subito alla Sicilia, anche se un'ambientazione lungo le rive dei Laghi di Lombardia sarebbe stata l'optimum e mi avrebbe evitato l'incongruenza di simboli e divise che nel meridione del 1945 erano pressocché sconosciuti. Era una classica fontana da centro della piazza di un classicissimo paesino. Come detto, c'è un po' di autobiografia, nel ricordare di mio nonno paterno che da Salò tornò nella natìa Calabria, a guerra finita. Lui ovviamente non ebbe problemi di quel tipo (a pensarci bene, credo anch'io che si procurò abiti civili), limitandosi a ritrovare un figlio piccolo che non lo riconosceva.
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